Meditinera

Le antiche rotte del Mediterraneo e la lunga via verso la cooperazione

Raggiunta infatti per mare con una nave da guerra la Colchide e il fiume Fasi, di là, dopo aver sbrigati tutti gli altri affari per cui erano venuti, rapirono la figlia del re dei Colchi, Medea. Il re, mandando in Grecia un araldo, domandava soddisfazione del ratto e richiedeva la figlia; ma quelli risposero che neppure i Colchi avevano pagato ammenda del ratto di Io Argiva, e che dunque neppure essi avrebbero dato loro soddisfazione”.
La prima offesa, dunque, fu lavata dai Greci, i quali, portatisi presso i Fenici, rapirono Europa, figlia del re di Tiro. Ma, non contenti che la prima offesa fosse stata lavata col ratto di Europa, i Greci una seconda ne commisero contro il re della Colchide, nel lontano Caucaso, rapendo e portando con sé la figlia di quello, Medea”.
“Narrano poi” – aggiunge Erodoto- “che nella generazione successiva a questi avvenimenti, Alessandro figlio di Priamo, avendo udito parlare di questi fatti, volle procurarsi per mezzo di un ratto una donna greca, ben sapendo che non avrebbe pagato alcuna pena, dato che neppure quelli l’avevano pagata. Così dunque, avendo egli rapito Elena, i Greci decisero innanzitutto di reclamare Elena e chiedere soddisfazione del ratto inviando messaggeri. Ma a queste proposte quelli rinfacciavano il ratto di Medea, e che, senza aver dato loro soddisfazione né averla restituita pur avendola essi richiesta, volevano ora ricevere soddisfazione dagli altri”.
L’ulteriore offesa portata da genti europee a genti dell’Asia fu la principale causa di quella che è noto come il più grande conflitto dell’antichità- la guerra di Troia-, che si concluse con la vittoria dei Greci sui Troiani e la distruzione della più fiorente città dell’Asia Minore.
La guerra che i Persiani ora portano contro i Greci e la stessa Atene, sottintende Erodoto, è figlia di quelle offese che l’ Europa aveva ordito contro l’Asia, e quest’ ultima contro l’Europa. Sullo sfondo stanno i Fenici, popolo di mercanti, che con la vendita di mercanzie agli uni e agli altri, offrono un diverso esempio di convivenza.
Lo stesso Erodoto, infatti, di questa attività del popolo fenicio e dei loro discendenti cartaginesi dà una descrizione efficace, narrando come avveniva il baratto tra loro e le genti indigene (IV, 196): “I Cartaginesi narrano anche questo, che c’è una regione della Libia e uomini che la abitano, al di là delle colonne d’Eracle. Quando siano arrivati fra costoro ed abbiano scaricato le merci, dopo averle disposte in ordine lungo la spiaggia, si rimbarcano e alzano una fumata. Allora gli indigeni vedendo il fumo vanno al mare e poi in luogo delle merci depongono oro e si ritirano lontano dalle mercanzie. E i Cartaginesi sbarcati osservano, e se l’oro sembra loro degno delle merci lo raccolgono e s’allontanano, se invece non sembra degno, rimbarcatisi di nuovo attendono; e quelli, fattisi innanzi, depongono altro oro, finché li soddisfino. E non si fanno torto a vicenda, perché né essi toccano l’oro prima che quelli l’abbiano reso uguale al valore delle merci, né quelli toccano le mercanzie prima che gli altri abbiano preso l’oro corrispondente”.
La turbolenza nei rapporti politici diventa, sorprendentemente, correttezza senza deroghe in quelli commerciali. Popoli lontanissimi rispettano le regole dello scambio, e grande amicizia nasce tra etnie e culture lontane. Narra sempre Erodoto che i Focesi, greci dell’ Egeo orientale, raggiunsero la lontana Iberia e strinsero salda amicizia con il re degli Iberi, il saggio Argantonio:“ Questi Focesi per primi fra i Greci fecero lunghi viaggi per mare; essi hanno scoperto l’ Adriatico e la Tirrenia e l’Iberia e Tartesso. Navigavano non su navi da carico, ma su penteconteri. Giunti a Tartesso divennero molto amici del re di Tartesso che aveva nome Argantonio; questi fu re di Tartesso per 80 anni, e visse in tutto 120 anni. A costui i Focesi divennero tanto cari che dapprima egli li invita ad abbandonare il loro paese e a stanziarsi nella sua terra dove volessero, e poi, poiché a questo non riusciva a persuadere i Focesi, avendo da loro saputo che i Medi crescevano in potenza, dava loro denari per cingere di mura le città. E ne dava senza risparmio; il circuito delle mura di Focea misura infatti non pochi stadi, ed è tutto di pietre grandi e ben connesse”.
Sulle esigenze del commercio, in realtà, s’impianta e prospera la città antica. Emblematica al riguardo la testimonianza di Tucidide (I, 7-8): “Quelle città, che furono fondate per ultime e che acquistarono maggiori ricchezze con lo sviluppo della marineria, furono costruite con le mura sulla spiaggia stessa del mare e occuparono gli istmi per favorire i loro traffici e per avere maggiore potenza nei confronti dei vicini. Le città antiche, invece, a causa della pirateria che durava a lungo furono fondate a maggior distanza dal mare, sia quelle delle isole che quelle della terraferma, giacché si esercitava reciprocamente la pirateria, e anche contro coloro che, pur non abitando sul mare, erano vicini alla costa. E anche ora queste città sono poste all’ interno”.
Ma i Focei non furono i soli greci dell’ Egeo orientale a raggiungere il lontano Occidente.

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